KPI di produzione, come avere un controllo efficiente e real time

7 Aprile 2021

Per parlare di KPI di produzione proviamo ad immaginare prima di tutto uno spartito musicale. È composto da moltissime note diverse organizzate in pentagrammi. Prese da sole, le note non sono elementi entusiasmanti; lette ed interpretate da uno strumento musicale, però, le note diventano musica, e i pentagrammi acquistano un’apprezzabilità che, all’occhio di chi non mastica musica, era totalmente nascosto. Lo spartito “decifrato” dallo strumento musicale individua una melodia unica.

In fabbrica succede più o meno la stessa cosa. Per produrre beni e componenti è necessario che interagiscano tra loro diversi elementi: macchine, PLC, motori, robot, software si muovono in concerto, mentre i sensori raccolgono costantemente i dati che riguardano il loro funzionamento.

I numeri sono come le note musicali, ordinati in un cruscotto con grafici e tabelle, proprio come in un pentagramma.

I dati, interpretati dallo strumento corretto, il software MES, diventano una musica riconoscibile e rivelano a chi le legge la sinfonia che caratterizza uno stabilimento produttivo. Proprio come nella musica, non serve avere in mano tutti i dati relativi alla produzione se poi non si possiede lo strumento capace di interpretarli nel modo giusto.

Sempre più indispensabili: gli indicatori KPI di produzione (h2)

Quando si parla di dati è indispensabile sapere cosa cercare. Per questo motivo, sono importantissimi i KPI di produzione, che sono definiti come quegli indicatori di prestazione che fissano uno standard secondo il quale l’azienda si può definire performante e competitiva. I KPI di produzione consentono di sintetizzare in valori facilmente interpretabili la produzione e di controllare il lead time in modo attivo intervenendo a migliorarlo ove necessario.

Una volta identificati, gli indicatori KPI di produzione necessitano di una revisione periodica, sia quelli relativi al processo produttivo che quelli che si occupano di misurare i risultati. Sicuramente una buona idea è quella di mettere sotto osservazione anche il tempo di evasione delle commesse. Per questo motivo, una best practice consigliata è quella di prevedere tra i KPI di produzione monitorati un indicatore relativo alla tracciabilità del flusso dei materiali e uno che tenga sotto controllo il livello di sincronizzazione tra la gestione ordini e la produzione, in modo da individuare immediatamente se sussistono rallentamenti nella finalizzazione di un manufatto e quindi trovare una soluzione adeguata.

La Fabbrica 4.0 è un universo complesso, dove non basta mettere in campo un “dream team” di macchine e software avanzati se poi si trascura l’aspetto di pianificazione delle attività prima, durante e dopo il processo produttivo. Ecco perché è importante adeguare gli indicatori KPI di produzione alle diverse situazioni, focalizzando l’attenzione sul raggiungimento dei benchmark in modo fluido e flessibile.

OEE, la stella polare del monitoraggio della produzione

Tra i tanti KPI di produzione, l’indice principale a cui far riferimento è l’OEE (Overall Equipment Effectiveness).Si tratta di una metrica espressa in percentuale che misura il rendimento delle risorse produttive (macchine e operatori). Si ottiene combinando tre parametri:

  • disponibilità: rappresenta il tempo in cui l’impianto è effettivamente disponibile e operativo (offre pertanto informazioni anche sui tempi di fermo programmato o dovuto a guasti).
  • prestazioni: individua la velocità a cui l’impianto sta lavorando rispetto alla velocità prevista.
  • qualità: indica la percentuale di prodotti che soddisfano gli standard qualitativi richiesti (comprende quindi anche i valori di scarti e errori).

Il controllo di questi parametri permette di identificare tempestivamente i punti critici e intervenire per risolverli. Il collo di bottiglia può nascondersi in tutti e tre gli aspetti, così come in uno soltanto. Eppure, anche un singolo aspetto può rischiare di avere un impatto negativo sull’intero processo produttivo.

KPI di produzione: occorre affidarsi al giusto interprete

I software MES (Manufacturing Execution System) semplificano il processo di raccolta dei dati generati dai sensori installati sulle apparecchiature presenti in produzione e la loro analisi.

Come è facile supporre, questi dati sono davvero tanti; non per niente vengono definiti “Big Data”: la loro mole è infatti numerosa sia in termini di quantità numerica che di tipologia.

I compiti principali dei MES sono quelli di rilevare automaticamente i dati di produzione, metterli in confronto con dei valori di riferimento aziendali, i KPI di produzione, rielaborarli in una veste grafica di immediata comprensione e renderli disponibile alle persone giuste, al momento giusto. Tutto questo in tempo reale, così come in forma storicizzata.

Grazie alla comparazione con i parametri stabiliti dai KPI, i Responsabili di Produzione hanno modo di verificare in modo del tutto trasparente lo stato di salute del loro reparto: efficienza produttiva, rispetto delle tempistiche assegnate, gestione ottimale delle scorte, risoluzione di eventuali criticità, scongiuramento del downtime.

Non solo: oltre a controllare in modo efficiente lo stato della produzione in un determinato momento, è possibile avere visibilità sulle performance generali dello stabilimento in un intervallo di tempo più ampio. In questo modo, diventa più semplice prendere decisioni strategiche ponderate che permettono di migliorare la competitività dell’azienda, mantenendo standard produttivi elevati e migliorandoli.

Scientia potentia est: sapere è potere. Essere consapevoli dell’efficienza operativa del proprio reparto produttivo basandosi su dati certi e avere a disposizione gli strumenti per identificare e correggere prontamente i punti deboli è oggi indispensabile per avere successo. I software MES costituiscono un valido supporto al lavoro di analytics dei Responsabili di Produzione nella Fabbrica 4.0

Guida alla manifattura 4.0